Ancora non approdato nelle sale italiane, Harriet è il quinto lungometraggio diretto da Kasi Lemmons, nominato in due categorie (Miglior attrice protagonista e Miglior canzone) all’ultima edizione degli Oscar dove figurava come unico film dell’edizione diretto e interpretato da una donna di colore.
Harriet è un film biografico che narra la storia di Harriet Tubman, una figura centrale e importantissima per la storia americana: Harriet, nata Araminta Ross, fu un’attivista americana che, vissuta nel 1800, riuscì a fuggire dalla sua condizione di schiavitù attraversando la cosiddetta Underground railroad, una rete di sentieri e strade sicure che permettevano agli schiavi di fuggire presso gli stati liberi e verso il confine con il Canada. La storia di Harriet infatti, si intreccia con quella della Guerra civile americana, in quanto negli stati liberi si stavano già formando numerosi comitati abolizionisti che sarebbero poi confluiti nell’Esercito dell’Unione allo scoppio della Guerra di Secessione nel 1861. Harriet, una volta fuggita in Pennsylvania e testato il percorso sicuro, iniziò ad aiutare dapprima amici e parenti fino ad arrivare a liberare 750 schiavi in totale e a combattere nel fronte e come spia nella Guerra Civile, diventando una delle poche donne nella storia americana ad aver condotto una spedizione armata.
Uno dei punti di forza del film è sicuramente la grande bravura degli attori: Cynthia Erivo riesce a incarnare un personaggio molto potente e coraggioso, dimostrando la forza di Harriet ma anche la sua profonda fede e la sua sensibilità nei confronti delle sofferenze. L’Harriet di Erivo è un personaggio deciso e risoluto, ma anche magnanimo, incarnando le caratteristiche essenziali del leader per eccellenza. Altra interpretazione degna di nota è quella di Janelle Monáe nel ruolo di una donna nera nata libera che aiuterà Harriet in Pennsylvania e che darà la vita per la causa abolizionista.
Kasi Lemmons in un’intervista parla del film come di una celebrazione della donna non solo nella rappresentazione sullo schermo in quanto Harriet è diretto e prodotto da donne nere, risultando in questo senso molto all’avanguardia dati gli standard razzisti di Hollywood. La regista, inoltre, ha voluto concentrarsi più che sulla brutalità della schiavitù in sé, trattata tra l’altro da numerosi film, sulla sofferenza della divisione delle famiglie: da piccola, la sorella di Harriet viene venduta ad altri padroni e separata dalla famiglia originale e da adulta Harriet è costretta ad affrontare anche la liberazione e quindi l’allontanamento del marito e del padre. Mostrando la vita e i cari di Harriet, Lemmons vuole dimostrare che violenza della schiavitù non si limita ad essere fisica e psicologica, ma si estende anche al campo dell’attaccamento affettivo. Un altro punto centrale della narrazione è quello che riguarda la fede e le capacità divinatorie di Harriet: il film ci racconta di come la protagonista, a causa di una ferita profonda alla testa inflittale erroneamente da un padrone che stava inseguendo un fuggitivo, inizi a soffrire di svenimenti, emicranie e di attacchi che la portano ad avere visioni veritiere sul futuro che la donna vede come un dono di Dio. La fede è fondamentale per dare tenacia e forza alla protagonista, a cui il divino dà queste visioni e anche il coraggio per sopravvivere alle esperienze terribili che hanno caratterizzato la sua vita.
Harriet risulta nel complesso un film ben fatto, suggerendo un potenziale ben maggiore di quello che mostra. La colonna sonora è tra le più belle ascoltate quest’anno, contenendo un ampio repertorio gospel e il brano Stand Up, candidato tra l’altro agli Oscar come Miglior canzone. La recezione critica del film è stata purtroppo piuttosto fredda, sia per una sceneggiatura un po’ debole e didascalica sia per i ritmi del film che non riescono a creare la giusta atmosfera per i momenti di massima tensione, risultando in un senso di piattezza generica.
Nonostante ciò, Harriet è -incredibilmente- il primo film realizzato sulla vita di questa donna straordinaria, le cui gesta sono purtroppo sconosciute ai più. Celebrando in questo mese il Black History Month, Harriet è un film importantissimo per apprendere la storia di una donna che ha contribuito non solo alla causa abolizionista, ma più in generale anche a quella delle donne, divenendo tra l’altro attivista per il suffragio femminile. Una delle frasi più potenti attribuitele recita così «C'erano due cose a cui avevo diritto: la libertà o la morte; se non potevo avere l'una, avrei avuto l'altra» e certamente incarna alla perfezione la sua personalità coraggiosa, combattiva e caparbia, in grado di influenzare e ispirare tuttora le ragazze e le donne nere di tutto il mondo. Un grazie speciale a Marianna O. che ha revisionato l'articolo e dandomi tutti i suggerimenti per renderlo più corretto e inclusivo possibile.
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