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La femminilità torna in passerella alla Milano Fashion Week

Una fashion week atipica quella che è andata in scena nell’ultima settimana a Milano. Partita a pieno regime mercoledì 19 febbraio, tra eventi, sfilate e presentazioni, e chiusasi con un velo di amarezza e desolazione per via delle restrizioni in tema di sanità a causa del coronavirus.


Un dato che non si può di certo non considerare quello che blocca Milano negli ultimi giorni, ma che comunque, in un modo o nell’altro, non ha fermato il fashion system. Tra un pò di timori e accorgimenti, nessun evento di questa fashion week è stato cancellato, anche se in via del tutto eccezionale, alcune grandi maison, come Armani e Biagiotti, hanno scelto di sfilare a porte chiuse, trasmettendo però lo show in diretta streaming.


Ma vediamo più nel dettaglio quello che è accaduto sulle passerelle della fashion week più glam del mondo, dove il file rouge dominate è stato il ritorno alla femminilità, come eco di un messaggio femminista.


Prima tra tutte sull’argomento si è schierata Silvia Venturini, first designer di Fendi. In passerella contrasti forti ma armonici, con pelle, pizzi, trasparenze, sbuffi e chiffon,  il tutto predisposto ad esaltare la femminilità elegante della donna contemporanea, senza nessun richiamo a un passato aulico. “Essendo tutte donne forti, possiamo riappropriarci dei codici e dei luoghi comuni del guardaroba femminile, non abbiamo più bisogno dei codici maschili per essere ascoltate” dice Silvia Venturini alla stampa, sottolineando che per dimostrare la sua forza, la donna non ha necessità  di escludere la sua femminilità.



Non molto lontano dal pensiero della Venturini, si colloca la nostra amata Miuccia Prada. Una sfilata importante quella di Prada che ha annunciato la nascita di una nuova era per la sua maison, dovuta alla collaborazione e alla co-direzione tra Miuccia e Raf Simons, designer belga, ex direttore creativo di Jil Sanders, Christian Dior e Calvin Klein. In passerella sfilano gonne frangiate e dai vertiginosi spacchi, abbinate a blazer over-size, ma anche abiti trasparenti con cascate di perline e collant a coste. La scenografia dello show può essere letta come una metafora della condizione femminile, con la scultura di Atlante che sorregge il peso del mondo sulle sue spalle.

Miuccia infatti dice: “Leggerezza, delicatezza, glamour. Queste caratteristiche femminili, sono la vera forza delle donne.”



Grande clamore anche per un’altra catwalk che vede l’eleganza femminile come il centro della sua essenza, parliamo di Bottega Veneta, guidata da Daniel Lee, first designer della maison dal 2018. Bottega Veneta è stata apprezzatissima dalla stampa soprattutto per gli accessori, considerati i più desiderabili di questa fashion week. Una passerella minimale, senza troppi colori né lustrini, dove l’unica nota giocosa concessa sono le frange, declinate in tante diverse varianti. La donna di Daniel Lee non ha bisogno di orpelli barocchi o paillettes per esprimere minimalmente con classe e lusso la sua innata femminilità.



Una femminilità che incontra l’eccentricità, quella che anche per quest’anno sale in passerella da Moschino per Jeremy Scott. Orginale ed eclettico, Jeremy Scott ci porta a corte, in una Versailles del 1700 completamente ridimensionata. Abiti ampi e strutturati che però diventano mini, velluti damascati e forme che riprendono fedelmente torte glassate color pastello. Una femminilità di un'altra epoca, trasportata nell’ironico e colorato mondo di uno dei designer più folli del momento, per una collezione pret-à-porter dove di portabile c’è molto poco.



E per chiudere questo breve riassunto sulla Milano fashion week, non si può fare a meno di parlare di lui, genio creativo degli ultimi anni, visionario e controdenza, Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. Le sue non possono essere considerate solo sfilate, quanto dei veri e propri show, dove marketing, moda e arte si fondono per creare un evento unico.

Alessandro Michele quest’anno ha fatto una cosa mai vista prima nel mondo dell’alta moda, ha invitato il suo parterre con un semplice messaggio vocale, “Ciao, sono Alessandro Michele, a breve sfilerò a Milano, ti aspetto lì se ci sei”, creando già tantissimi rumors su di lui. Chi ha assistito alla sfilata, racconta di aver inizialmente avuto la sensazione di essersi perso, poiché l’entrata era inaspettatamente dal backstage, dove truccatori e hairstylist erano alle prese con gli ultimi ritocchi sulle modelle. Si arrivava solo di lì in sala, dove nessuna canonica runway era stata allestita, ma un grande palco rotondo che girava su stesso come in carosello dai personaggi felliniani. A conferma di ciò il soundtrack incipit dello show riportava la voce di Fellini con un lungo discorso sul cinema, omaggiando quindi il grande registra che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni. Un tripudio di colori, forme, tessuti e personaggi che descrivere singolarmente sarebbe impossibile, ma che tirando le somme potremmo definire un giro a 360° nella giostra della moda.


Le luci su Milano si spengono tristemente in un ombra di tensione, ma con la consapevolezza che la moda e le sue sfumature rimarranno lì a colorare la sua identità.

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